Che cos’è la felicità? Come genitori o educatori possiamo agevolare il passaggio dalla ricerca del piacere tipico dell’infanzia, alla spinta verso la felicità propria dell’adolescente? Un tema, quello della felicità, per niente banale… scopriamo insieme qual è la visione di Christian Boiron su questo argomento.

Il bambino vuole solo il piacere

Il bambino non nutre una particolare aspirazione alla felicità: ciò che vuole è il piacere. Esso corrisponde al nutrimento necessario ai primi due cervelli, rettiliano e limbico, che in quella fase della vita sono chiamati a un lavoro enorme: il fisico, guidato dal primo, si sviluppa qualitativamente e quantitativamente, e l’apprendimento avanza di pari passo grazie al secondo. Stando alla distinzione proposta da Paul MacLean, infatti, il cervello si compone sostanzialmente di tre strati, corrispondenti non solo a tappe evolutive diverse, ma anche a livelli d’organizzazione specifici. Ognuno di questi tre “cervelli” dispensa al tempo stesso piaceri e sofferenze per sospingere l’essere umano ad atti bene precisi, con una logica ben definita: la sofferenza ci stimola ad agire, il piacere ci conferma che l’azione è corretta e che soddisfa adeguatamente il bisogno. Inoltre, ciascun cervello orienta l’individuo verso un dato comportamento. Un bambino non può essere “felice”, nella piena coscienza dell’espressione del suo essere profondo, anzi, non sa nemmeno che cosa sia. Lo capirà a poco a poco, scoprendo i suoi spazi di libertà e le sue capacità creative.

scuola felicità Christian Boiron

Insegniamo la felicità ai bambini

Come genitori o educatori possiamo agevolare il passaggio dalla ricerca del piacere rettiliano e limbico, tipica dell’infanzia, alla spinta verso la felicità neocorticale, propria dell’adolescente? Certamente!

Ai bambini si può insegnare la felicità esattamente come la storia, o la fisica, o la biologia: spiegando come funziona. Noi possiamo preparare i bambini a riconoscere le varie fasi che si susseguono nel corso dell’esistenza, a capire le sofferenze fisiche in cui si imbatteranno inevitabilmente e ad affrontarle al meglio. Capire permette di limitare la paura e quindi di attenuare il dolore.

L’educazione del bambino si regge al tempo stesso sulla trasmissione di informazioni e sul radicarsi di programmi di comportamento, credenze e condizionamenti che svolgeranno il ruolo di “tutore” di questa giovane pianta in fase di crescita. A questi bisogna prestare la massima attenzione, poiché possono favorire la felicità o, al contrario, interdirne in seguito il conseguimento. Quando si pianta un albero, per permettergli di resistere al vento gli si colloca accanto un solido tutore, al quale viene assicurato con lacci resistenti ma non troppo stretti. È necessario infatti che dopo qualche tempo possano sciogliersi, altrimenti la pianta non si sviluppa e muore stritolata. Analogamente certi condizionamenti possono impedire al bambino lo sviluppo dell’essere profondo. Se per esempio gli dite: “Questa è la verità. Non dimenticartene mai e non fare mai niente se non te lo dico io”, una volta divenuto adulto, soprattutto se vi ama e vi ammira non riuscirà facilmente a disfare i “nodi” di questo condizionamento. Se invece gli dite, secondo l’insegnamento del Buddha: “Ecco la mia verità. Te la insegno perché il mio ruolo è questo. Non so se sia la sola, ma non ne conosco altre che siano migliori. E allora, per il momento, ascoltami, segui questa regola e, a suo tempo, quando avrai l’età per poter decidere, stabilirai tu quale sarà la tua verità e ti dimenticherai di questa”. Sono quelli che chiamo condizionamenti “biodegradabili”, che si dissolvono col tempo e predispongono l’individuo a costruirsi, a suo tempo, la propria filosofia. Educare bene un bambino è nutrire il suo cervello limbico con programmi “buoni”, che lascino sempre la possibilità di essere rimessi in discussione in un secondo momento, con un ragionamento autonomo.

Per una nuova scuola

La scuola è il vero garante della libertà individuale, che inizia dalla libertà di pensiero. È grazie all’educazione alla valutazione critica che è possibile discernere fra argomentazione scientifica e propaganda. È forse la più bella istituzione delle nostre democrazie. La scuola è oggetto di tanti dibattiti diversi, ma raramente viene posto il problema della sua missione, come se fosse già ovvia. Non lo è affatto. E il nuovo approccio che vi ho proposto al tema della felicità può gettare una nuova luce anche su tale questione: che si investa nella scuola per favorire la conoscenza o l’inserimento sociale, la cultura generale o l’apprendimento di un mestiere, sopra la porta degli istituti scolastici dovrebbe figurare il motto socratico: Conosci te stesso o, meglio ancora, impara ad essere felice.

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