I granuli omeopatici fanno parte del mio mondo fin dalla primissima infanzia, sebbene non in modo esclusivo. Nell’armadietto dei medicinali di casa c’erano anche Véganine® e Corhydrane®, Alka Seltzer®, Aspirine du Rhône®, Gélusil®…

Spesso a casa mia venivano dei medici, i pionieri dell’omeopatia lionese: Charles Rousson, Georges Mouraud, Jean Quenot, Georges Poix e molti altri. Non erano né settari né ottusi. A 17 anni, ho avuto la mia prima “vera” malattia. Si trattava di una pleurite siero-fibrinosa. Charles Rousson, medico di medicina generale e omeopata, mi prescrisse un trattamento omeopatico, ma sotto il controllo di uno pneumologo, per monitorare il decorso e poter rapidamente passare a un’altra terapia in caso di necessità. La cura risultò efficace e lo pneumologo, il dottor Villard, il quale non sapeva nulla di omeopatia, fu molto sorpreso della velocità con cui si era riassorbito il liquido pleurico (più di 2 litri in 15 giorni…). Mi ricordo ancora il suo stupore. Scoprivo che era possibile dubitare dell’efficacia dell’omeopatia!

Per me, tutti i medicinali erano efficaci, a prescindere dal fatto che fossero omeopatici o allopatici: bastava sceglierli bene.

Al contempo, osservavo il comportamento del nostro medico di famiglia, che faceva una diagnosi nosologica precisa e collaborava con uno specialista per monitorare il buon decorso della malattia. La convalescenza mi sembrò troppo lunga (quattro settimane!). L’abbreviai, il che mi valse una piccola ricaduta nel bel mezzo del primo anno di studi alla facoltà di farmacia. Stavolta rispettai la durata prescritta e venni nuovamente e definitivamente curato con l’omeopatia. Charles Rousson era peraltro tutt’altro che settario poiché, qualche anno dopo, prescrisse lunghi cicli di terapia antibiotica alla mia fidanzata colpita da reumatismo articolare acuto.

Gli amici dei miei genitori venivano da noi a giocare a bridge o a poker, dopo una coda di rospo all’armoricana, un ossobuco o un lavarello all’acqua pazza. Tra loro c’era il professor André Cier, colonnello all’ospedale militare Desgenettes di Lione-Bron e responsabile della cattedra di farmacologia presso la facoltà di farmacia di Lione. È grazie a lui se sono riuscito a recuperare qualche corso, nonostante l’assenza dovuta alla pleurite. […]

Mio padre e mia madre erano entrambi farmacisti. Mio padre, Jean, era stato insignito della medaglia d’argento alla facoltà di farmacia di Nancy, mentre il fratello gemello Henri aveva ricevuto la medaglia d’oro, il che peraltro valse a Jean una delle sue notti più penose. La rivalità tra gemelli è impietosa! Avevano anche una laurea in scienze, il che spiega il loro impegno nella ricerca.

La scienza, il rigore, la razionalità, la precisione erano i cardini della nostra educazione.

Dovevamo parlare distintamente e in modo chiaro, utilizzare espressioni precise e cercare di capire i processi che ci circondavano. Non appena se ne presentava l’occasione, mio padre si immergeva nella lettura di uno dei 12 volumi dell’enciclopedia Quillet di cui andava tanto fiero. Questo gesto ripetuto così frequentemente era sintomatico della sua grandissima curiosità scientifica, ma anche del suo amore per la precisione e della sua volontà di inculcarci quei valori. All’epoca, questa sua mania mi irritava oltre misura, perché dovevamo anche ascoltare in religioso silenzio la lettura dell’enciclopedia e fingere di trovarla interessante. Spesso la voce consultata rimandava a un’altra definizione, a un’altra ricerca… Oggi naturalmente tendo anch’io a esagerare, come faceva lui, con la differenza che mi precipito sul computer e non più su un libro. Ed è di gran lunga peggio! La navigazione può durare varie ore, partendo da uno spunto minimo, passando dall’Encyclopaedia Universalis a Google e talvolta ordinando uno o più libri su Amazon.com. I mezzi sono cambiati, ma la passione è la stessa.

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