Condividiamo la posizione espressa dalle Associazioni di Omeopatia in merito alla trasmissione Presadiretta andata in onda lo scorso sabato 3 marzo.

 

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Oggetto: trasmissione “Presa Diretta” – puntata del 03/03/2018

 

Egregio Dott. Iacona,

abbiamo avuto modo di visionare la puntata di sabato sera, da Voi dedicata all’omeopatia, e La ringraziamo per lo spazio garantito ai medici iscritti all’Albo ed esperti in medicina omeopatica, e all’esperienza degli Ospedali di medicina integrata della Regione Toscana. Pur tuttavia, siamo sconcertati da quanto segue:

1) l’intera puntata è stata obiettivamente improntata a sostenere una posizione evidentemente preconcetta rispetto all’omeopatia, disciplina che la stessa FNOMCeO qualifica invece come “atto medico“;

2) deontologicamente non commentabile dal punto di vista giornalistico la scelta di ospitare in studio come unico ospite una personalità di indubbio profilo istituzionale come il Dott. Ricciardi il quale tuttavia non ha mai fatto mistero dei suoi pregiudizi verso la medicina omeopatica. Sarebbe stato ben più corretto affiancare al Dott. Ricciardi una personalità di analoga caratura ma tale da poter garantire quel contraddittorio che dovrebbe essere proprio di ogni trasmissione giornalistica e televisiva degna di questo nome;

3) palese è stato lo squilibrio informativo, con oltre 3/4 del minutaggio della trasmissione impegnato a tentare di censurare una pratica medica alla quale si rivolgono, come voi stessi avete sottolineato, milioni di cittadini italiani – circa 100 milioni in Europa – che troviamo discutibile derubricare tutti indistintamente a stupidi, “creduloni” e ignoranti;

4) non commentabile è stata anche la voce di chi ha tentato di classificare come cialtroni, truffatori o “praticanti” al pari degli “astrologi” decine di migliaia di medici iscritti all’Albo che questo paradigma medico lo praticano quotidianamente, affermazioni da Voi avvallate e che avete condiviso e amplificato in studio, e che vanno ben oltre il diritto di cronaca, costituendo a nostro avviso i presupposti per il reato di diffamazione;

5) discutibile poi dare spazio, sempre senza contradditorio, a sedicenti esperti pronti a condannare il presunto “spreco di risorse” causato dall’omeopatia senza citare alcuna ricerca scientifica di farmaco-economia a sostegno di questa affermazione – perché si sa, le evidenze si citano solo quando servono a confermare tesi precostituite… – e ben guardandosi dal ricordare invece l’effetto positivo per le casse del Servizio Sanitario Nazionale derivante dall’uso di farmaci, quelli omeopatici, che permettono un’efficace presa in carico del paziente senza gravare appunto sul SSN;

6) sconcertante anche la pubblicizzazione dello “studio Australiano” che avrebbe “decretato la fine dell’omeopatia” (l’hanno decretata già in molti, in passato, ma sempre vanamente…), “studio” che studio non è, in quanto mai pubblicato su alcuna rivista scientifica, firmato dalla NHMRC Australiana, ente che si trova attualmente denunciato e sotto indagine da parte dell’Ombudsman del Commonwealth proprio per il gran numero di irregolarità con cui è stata condotta quella revisione, ignorando per contro – ad esempio – i lavori della Commissione pubblica Svizzera, che pochi mesi fa ha raggiunto conclusioni esattamente opposte, cosa della quale eravate stati messi al corrente durante le interviste, ma che vi siete ben guardati dal ricordare ai telespettatori, a conferma dell’esistenza di un teorema giornalistico preordinato;

7) è stato anche intellettualmente disonesto non dare atto delle evidenze scientifiche che un onorato socio e decano di una delle sigle associative firmatarie della presente lettera, il Prof. Leonello Milani, sappiamo per certo ha consegnato a vostre mani durante una delle interviste realizzate per il servizio. E da parte Vostra non genuino – per non usare termini più espliciti – affermare che le raccolte di detti studi si limiterebbero lavori pubblicati “su riviste di settore omeopatico” – a meno di non voler considerare “Biomedical Pharmacotherapy“, “British Journal of Clinical Pharmacology“, “European Journal of Pharmacology“, “International Journal of Neurosciences“, “Pulmonary Pharmacology & Therapeutics“, e molte altre, come “riviste omeopatiche” – e affermare inoltre che dette ricerche siano finanziate da aziende farmaceutiche di settore, che, al contrario di quanto da voi sostenuto, da quanto ci risulta nella maggior parte dei casi ne curano solo la “raccolta”. Troviamo anche ridicolo il dileggiare il ruolo delle industrie del settore omeopatico nel sostenere le ricerche scientifiche sull’efficacia di questi farmaci, come se nel settore allopatico non fossero le industrie farmaceutiche a finanziare la quasi totalità delle ricerche (salvo poi, com’è notissimo, molte volte non pubblicare quelle con esito negativo).

Avete criticato la carenza di un numero adeguato di ricerche scientifiche in omeopatia, per poi contemporaneamente insistere nel dileggiare le ricerche in corso, fino ridicolizzare l’attività di un Premio Nobel per la Medicina, sottostimando i progressi nelle ricerche sulle proprietà biofisiche dell’acqua e ignorando il fatto che le diluizioni dei principi attivi utilizzati in omeopatia possono anche essere della medesima massa di quelle correntemente utilizzate dal corpo umano per auto-regolarsi, e che diversi lavori scientifici in vitro e in vivo – quali quelli del Prof Bellavite dell’Università di Verona o del Prof. Dei dell’Università di Firenze – confermano attività biologica di “molecole messaggere” in diluizioni omeopatiche che sono dello stesso peso delle medesime molecole presenti in natura, risultati questi di straordinario interesse, che dovrebbero stimolare nuove ambiziose sfide per la ricerca scientifica. Voi invece avete dato l’impressione di voler chiudere definitivamente il dibattito secondo un “principio di autorità” degno del peggior periodo dell’inquisizione, invece che improntare le vostre analisi su criteri aperti al confronto, dal quale solo – nel tentativo di rispondere agli interrogativi che il progresso incessantemente ci pone dinnanzi – può nascere “buona scienza”.

Concludendo, non siamo colti da alcun moto di disapprovazione circa il fatto che si dia voce anche con chiarezza a chi non condivide l’approccio medico omeopatico, e rispettiamo totalmente la libertà di stampa Vostra e dei vostri colleghi, ma non riteniamo degno della televisione che Voi rappresentate, nell’esercizio delle vostre funzioni di cronisti, il cui servizio tra l’altro è pagato in buona parte da fondi pubblici, basare parte degli assunti alla base della vostra inchiesta su affermazioni non genuine, omissioni dolose, faziosità e dichiarazioni offensive e insultanti della professionalità di una parte dei Medici e dei ricercatori italiani.

La Vostra inchiesta, per tutto quanto sopra esposto, ancorchè apprezzabile in astratto per la dichiarata volontà di fare chiarezza su un tema d’interesse per la pubblica opinione, si è nella pratica tradotta in un elogio al “pre-giudizio”, che – come qualunque uomo di scienza ben dovrebbe sapere – è il più anti-scientifico degli atteggiamenti.

Inviamo quindi questa nostra lettera sia con l’intento – in quanto cittadini – di richiamare Voi dipendenti del servizio pubblico a un rispetto più puntuale degli obblighi deontologici, del principio di contraddittorio e del necessario equilibrio informativo in corso di trasmissione, sia nel contempo per richiedere – in quanto medici – uno spazio adeguato nel Vostro programma per garantire alla cittadinanza un’informazione degna di questo nome su tematiche così delicate quali sono quelle della salute e della prevenzione e cura delle malattie.

Distinti ossequi,

FIAMO – Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati

SIOMI – Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata

SIMA – Società Italiana di Medicina Antroposofica

SMB – Società Medica Bioterapica Italiana

AMIOT – Associazione Medica Italiana di Omotossicologia

OMEOMEFAR – Associazione Medici e Farmacisti Omeopati

LUIMO – Libera Università Internazionale di Medicina Omeopatica “Samuel Hahnemann”

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