Colpisce 1 bambino su 4 al di sotto del primo anno di vita, 1 su 5 nella fascia di età tra 1 e 4 anni. Parliamo delle infezioni respiratorie recidivanti (IRR), una delle problematiche più frequenti in età pediatrica, soprattutto in età prescolare. Queste infezioni si manifestano con episodi che possono riguardare le alte e/o basse vie respiratorie: raffreddori, faringiti, laringiti, otiti, bronchiti e broncopolmoniti.
Ne abbiamo parlato con il prof. Francesco Macrì, specialista in pediatria, allergologia e neonatologia, docente presso “Sapienza” Università di Roma, nonché Segretario Nazionale FISM (Federazione delle Società Medico Scientifiche Italiane), Vicepresidente SIOMI (Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata) e Segretario del Gruppo di Studio Medicine Complementari della SIP (Società Italiana di Pediatria).

Cosa sono le infezioni respiratorie recidivanti?

Per definizione, un bambino è affetto da IRR se presenta 6 o più episodi acuti delle alte vie respiratorie oppure 3 o più episodi acuti delle basse vie respiratorie per anno, in assenza di patologie specifiche che le possono favorire, come deficit immunitari, fibrosi cistica etc. A questo proposito, vanno distinte le ricadute, ossia le riprese di un’infezione evidentemente non risolta completamente, e le recidive, infezioni simili alle precedenti, ma con cause diverse.

Cosa significa per una famiglia gestire questo tipo di disturbi?

Le IRR rappresentano un fenomeno di entità rilevante: ne è affetto il 25% dei bambini di età inferiore a un anno e il 18% dei bambini di età compresa tra 1 e 4 anni. 100 episodi di IRR comportano 50 visite mediche e circa 20 cicli di antibiotico. Si stima che il costo medio per episodio sia di 150 euro e che siano necessarie circa 12 ore di accudimento ogni volta. Le IRR sono la causa di 1/3 delle assenze da scuola dei piccoli e di un 1/3 dei motivi di consultazione pediatrica ambulatoriale. Interferiscono pesantemente sull’organizzazione familiare e lavorativa, rappresentando il motivo del 30% di giornate lavorative perse da parte dei genitori.

Quali sono i fattori che possono favorire le infezioni respiratorie recidivanti?

Un elemento determinante è l’immaturità del sistema immunitario, che è tipica di questa specifica fascia di età pediatrica e che si risolve spontaneamente con la crescita: questo spiega perché, di anno in anno, il numero di episodi si riduca del 20% circa, fino a normalizzarsi verso il sesto anno di vita.
I fattori favorenti includono la nascita pretermine, l’allattamento artificiale nei primi mesi di vita, lo sviluppo di allergie (sensibilizzazione ad allergeni quali acari o pollini, dermatiti ecc.), l’esposizione al fumo durante la gravidanza e dopo la nascita, l’ingresso in comunità (nido/scuola materna indipendentemente dalle ore di frequenza, l’indice di affollamento domestico), l’inquinamento indoor (materiali di costruzione, eccessiva umidità, ridotta aerazione, scarsa pulizia degli impianti di ventilazione e di aria condizionata, tipo di riscaldamento) e outdoor (con un incremento della percentuale del fenomeno nei bambini che abitano in zone ad elevato indice di traffico veicolare).

Le IRR sono causate da virus o da batteri?

Nell’80% circa dei casi, le infezioni respiratorie ricorrenti sono di natura virale, mentre solo un 20% sarebbe dovuto a infezione batterica.1
L’approccio terapeutico va distinto a seconda che sia per l’episodio acuto oppure, se previsto, per contrastare la ricorrenza degli episodi. In fase acuta la preponderanza di un’origine virale rende in generale inopportuno il ricorso alla terapia antibiotica, da riservare soltanto ai rari casi di infezione batterica. L’origine batterica può essere definita sulla base dell’anamnesi, dell’esame clinico ed, eventualmente, degli esami di laboratorio, come nel caso del tampone faringeo per la ricerca dello streptococco β-emolitico del gruppo A, in pratica unico agente infettivo da trattare con terapia antibiotica in caso di tonsillite. Per contrastare le recidive, è previsto, anche se non validato in modo definitivo dalla letteratura, l’uso dei cosiddetti immunostimolanti biologici o di sintesi.

I medicinali omeopatici possono essere utilizzati per affrontare le IRR?

Negli ultimi decenni si è assistito a un progressivo incremento dell’impiego delle cosiddette medicine complementari, soprattutto in età pediatrica dove l’omeopatia è l’opportunità terapeutica più utilizzata2. Tra le patologie pediatriche, uno dei problemi che molto spesso viene affrontato con l’omeopatia è rappresentato proprio dalle IRR: questo approccio è mirato, da una parte a limitare i fattori favorenti, dall’altra a sfruttare la risposta individuale del paziente.
In generale, i medicinali omeopatici caratterizzati da alte diluizioni sono particolarmente adatti per un trattamento terapeutico nei bambini, poiché non presentano effetti indesiderati e/o tossici, né rischi di interazione farmacologica con altri medicinali. L’omeopatia rappresenta una terapia di precisione, ritagliata sul paziente. Il medico esperto in omeopatia ha a sua disposizione diversi farmaci omeopatici per una stessa patologia, che può prescrivere in base al sintomo dopo averlo analizzato nelle sue manifestazioni. Per esempio, in un soggetto che presenta la febbre va sicuramente valutata l’entità della stessa, l’andamento febbrile, ma anche i sintomi di accompagnamento: se il paziente è agitato, stanco, oppure se ha voglia o no di bere, se c’è sudorazione o meno, etc. Considerare tutti questi aspetti porta a stabilire il farmaco omeopatico più adatto per quel paziente, durante quell’episodio. Il medico esperto sa che se la terapia è corretta, se è stato prescritto il farmaco giusto, il miglioramento sintomatologico avverrà in breve tempo. L’omeopatia, quando ben prescritta, è una terapia che agisce rapidamente, specialmente nell’acuto.

I medicinali omeopatici possono essere utilizzati per prevenire le IRR?

Nell’ambito della prevenzione, un punto di forza peculiare dell’omeopatia è l’opportunità di agire con il farmaco cosiddetto di “terreno”. Detto anche medicinale “di fondo”, permette nella pratica quotidiana del medico di limitare, in pazienti soggetti a infezioni croniche, il verificarsi di nuovi episodi. Generalmente questo tipo di prescrizione viene effettuata da un medico omeopata esperto.

Quali sono le opportunità terapeutiche per il trattamento della fase acuta di questi disturbi?

L’omeopatia consente due approcci terapeutici possibili durante la fase acuta: il trattamento dell’episodio, utilizzando esclusivamente i farmaci omeopatici oppure, nell’ottica di una visione di medicina integrata, utilizzarli in affiancamento ai trattamenti convenzionali, quando questi fossero, in base al quadro clinico, indispensabili. Ad esempio, di fronte a un’infezione della basse vie respiratorie, come una bronchite o una broncopolmonite, una volta stabilito che è appropriato prescrivere un antibiotico, è possibile aggiungere un farmaco omeopatico per il drenaggio delle secrezioni e favorire l’espettorazione. Oppure, se un antibiotico provoca nausea, è possibile utilizzare un farmaco omeopatico per affrontarla.

 


1 Patria MF, Esposito S. Recurrent lower respiratory tract infections in children: a practical approach to diagnosis. Paediatr Respir Rev. 2013;14:53-60

2 Italia S, Wolfenstetter SB, Teuner CM. Patterns of complementary and alternative medicine (CAM) use in children: a systematic review. Eur J Pediatr. 2014;173:1413-28.

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