Gennaio e febbraio, oltre a essere i mesi più freddi dell’anno, sono anche quelli in cui solitamente si registra il picco dell’influenza e delle sindromi simil influenzali. Infatti, i virus che li provocano si trasmettono più facilmente con l’aria secca, tipica della stagione fredda, e il contagio è più facile che avvenga in famiglia, in un ambiente chiuso e non arieggiato, come un ufficio o un’aula scolastica durante l’inverno.

Quali sono i primi sintomi? E cosa fare quando si manifestano?

Tra il primo e il terzo giorno dopo l’inizio del contagio, inizia la manifestazione dei primi sintomi influenzali: dolori articolari, malessere diffuso, testa pesante, fastidio alla luce, brividi e sensazione di freddo, bruciore alla gola e astenia. In questi casi la tempestività è fondamentale. Appena si riconoscono questi sintomi è possibile far ricorso ai medicinali omeopatici che, se assunti al più presto, possono contribuire a ostacolare la progressione della malattia.

Come si trasmettono i virus influenzali e parainfluenzali?

Questi virus si trasmettono piuttosto facilmente. Respirando, tossendo e starnutendo, il soggetto influenzato può trasmettere i virus sia per via diretta, attraverso le goccioline diffuse con la tosse o con gli starnuti, oppure per via indiretta toccando superfici come maniglie, corrimani, tavoli, rubinetti o attrezzature sportive per poi portare le mani a contatto con occhi, naso e bocca. I virus influenzali e parainfluenzali possono resistere sulle superfici fino a 48 ore1 anche se l’esposizione all’aria e agli agenti atmosferici può in parte ridurne l’infettività.

Perché è importante limitare il contagio?

Queste sindromi influenzali e parainfluenzali, essendo molto contagiose, possono indebolire il sistema immunitario, dando luogo a complicanze gravi, inoltre è stato stimato che ogni persona che si ammala di influenza o sindrome parainfluenzale, costa alla società, circa 900 euro2. Tutto ciò che può aiutare a limitare il contagio è dunque importante, perché evita agli adulti di rimanere a casa dal lavoro malati e ai bambini e ragazzi di perdere giorni di scuola.

5 cose da sapere per evitare la trasmissione dell’influenza

La prima regola da tenere bene a mente è quella di coprirsi il naso e bocca con un fazzoletto, meglio se di carta, in caso di starnuti e attacchi di tosse: una volta usato, non va riutilizzato, ma gettato nella spazzatura. Inoltre, è importante lavare frequentemente le mani con acqua e sapone, soprattutto dopo aver tossito e starnutito. Anche per i più piccoli è un gesto molto importante.  È bene quindi insegnare ai bambini, in modo facile e divertente, come lavarsi correttamente le mani.

Per evitare la diffusione di germi, è importante non toccare occhi, naso e bocca con le mani non lavate. Se si è malati, è importante anche limitare contatti con persone, per evitare il contagio. Infine è bene restare a casa per almeno 24 ore.

Influenza e sindromi influenzali: l’omeopatia può aiutare?

I medicinali omeopatici possono aiutare l’organismo a proteggersi dai sintomi influenzali e diminuirne l’intensità 3, 4. In particolare, quelli caratterizzati da alte diluizioni generalmente non presentano rischi di interazioni con altri farmaci o di sovradosaggio. Inoltre, sono adatti anche a bambini, anziani, donne in gravidanza e in fase di allattamento, per le quali è sempre indispensabile attenersi al parere del medico. Chiedi consiglio al tuo medico e al tuo farmacista: sapranno indicarti i medicinali omeopatici più adatti a te e le modalità di assunzione per attraversare la fine dell’inverno al meglio.


1) Fields BN, Knipe DH. Virology, 2° Ed. (Vol.1). New York: Raven Press, 1990

2) Gasparini R, Amicizia D, Lai PL, Panatto D. Clinical and socioeconomic impact of seasonal and pandemic influenza in adults and the elderly. Hum Vaccin Immunother. 2012;8:21-8

3) Danno K, Cognet-Dementhon B, Thevenard G, Duru G, Allaert FA, Bordet MF. Homeopathy. 2014 Oct;103(4):239-49. doi: 10.1016/j.homp.2014.04.001

4) Dossett ML et al. Homeopathy Use by US Adults: Results of a National Survey. Am J Public Health. 2016;106:743-5

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