L’omeopatia rappresenta sempre di più per i farmacisti una proposta favorevole alla costruzione di una relazione positiva col paziente: è quanto è emerso dal convegno ‘Il valore della relazione con il paziente e il ruolo del medicinale omeopatico’, che si è tenuto il 4 ottobre in occasione di FarmacistaPiù, il congresso nazionale dei farmacisti italiani.  

Gadi Schoenheit, vicepresidente di Doxapharma, durante l’incontro ha presentato un nuovo modello di farmacia, emerso dagli ultimi studi condotti da Doxapharma stessa: la farmacia di relazione, il luogo dove il farmacista è davvero un punto di riferimento per la salute ed è capace di sviluppare un contatto profondo e duraturo con pazienti. Un modello quindi che prevede, oltre a una profonda conoscenza delle patologie e dei sintomi, una rinnovata capacità empatica nel valutare il paziente, per impostare una modalità di consiglio al banco il più possibile personalizzata.

Che cosa serve dunque per essere una farmacia di relazione?

In primo luogo, per poter passare da mero canale distributivo a piattaforma di relazione servono competenze tecnico-scientifiche sui medicinali ma anche sulle patologie, oltre a competenze relazionali, per comprendere i bisogni dei pazienti e instaurare relazioni efficaci.  Per quanto riguarda l’aspetto dello sviluppo di queste competenze tecnico scientifiche, la formazione svolge un ruolo centrale: è necessario che i farmacisti siano formati e abbiano gli strumenti di tecnica farmaceutica su tutti i medicinali, omeopatici compresi, come ha ricordato il Senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, Vicepresidente di FOFI. E i farmacisti, secondo quando emerge dalla ricerca Doxa, sentono l’esigenza di maggiore formazione sui farmaci ma anche su patologie, per essere pronti e competenti davanti a un paziente sempre più informato ed esigente.

Luigi D’Ambrosio Lettieri ha sottolineato inoltre come i risultati della ricerca presentata da DoxaPharma coincidano perfettamente con l’interpretazione che viene data della nuova mission del farmacista e di come l’omeopatia possa rappresentare un presupposto perché la professione di farmacista sia declinata in modo non solo corretto, ma anche cogliendola come opportunità per ri-costruire un rapporto nuovo e più solido con il paziente. L’omeopatia non è da considerarsi medicina alternativa ma medicina a tutti gli effetti e i farmacisti hanno sempre di più la necessità di acquisire competenze scientifiche per potere offrire al paziente un consiglio competente al banco. Per questo servono percorsi di studi che consentano a chi dispensa gli omeopatici, per legge medicinali a tutti gli effetti, di essere formato adeguatamente.

In questo contesto, la competenza sul medicinale omeopatico può rappresentare uno strumento efficace per costruire una relazione farmacista-paziente, come hanno sottolineato la dott.ssa Sara Zucca, farmacista esperta in omeopatia, e la dott.ssa Maria Elena Lorenzetti, medico pediatra e Vicepresidente SIPEC, Società Italiana di Pediatria Condivisa. Dalla loro esperienza emerge come l’approccio omeopatico faccia la differenza nella presa in carico del paziente che, prima nella fase di indagine e dopo nella fase di selezione del medicinale omeopatico più adatto a lui, si sente al centro e considerato nella sua globalità. L’omeopatia è un’opportunità per costruire un rapporto rinnovato e più solido con il paziente e la competenza sul medicinale omeopatico è una base per lo sviluppo della farmacia di relazione, perché l’omeopatia si basa sulla personalizzazione della terapia.

Infatti l’omeopatia, mettendo al centro il benessere della persona, offre a pazienti, medici e farmacisti un modo di vedere la malattia in linea con la concezione di salute dei nostri tempi.

I numeri dimostrano inoltre quanto l’omeopatia interessi i pazienti. Sono 9 milioni infatti gli italiani che la utilizzano e 20.000 medici che prescrivono i medicinali omeopatici almeno una volta l’anno. “L’omeopatia – ha evidenziato Roberto Tobia, segretario generale di Federfarma – non è da considerarsi medicina alternativa ma medicina a tutti gli effetti; dovrebbe accedere alle Università per dare modo agli studenti di potersi formare su quelli che sono farmaci a tutti gli effetti”.

In questo quadro, Silvia Nencioni, presidente e AD di Boiron Italia, ha sottolineato come l’impegno di Boiron è infatti quello di supportare i professionisti della salute, per permettere loro di acquisire competenze scientifiche e di relazione. Perché la relazione farmacista –paziente non può prescindere da un consiglio competente al banco, dal momento che gli omeopatici sono medicinali, riconosciuti tali dalla legge italiana da oltre vent’anni. Da sempre infatti per Boiron il paziente è al centro di tutte le attività: per questo in una fase di grandi sfide per la farmacia, Boiron intende ribadire il suo impegno nell’offrire ai farmacisti la propria expertise in omeopatia e le strategie migliori per prendersi cura dei pazienti e fidelizzarli, facendoli sentire davvero al centro, attraverso un consiglio personalizzato, perché focalizzato sull’individuo e non sulla malattia.

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